A tu per tu con Andrea Casamento

A tu per tu con Andrea Cassamento, SpyNews.it

“La musica ti sceglie. Io sono nato con questa cosa.”

Oggi parliamo con un grande compositore che è entrato a far parte della quotidianità nella televisione di tantissimi italiani, è con noi Andrea Casamento!

Ciao Andrea, molto piacere.

“Piacere mio. Piacere mio.”

Come ti senti con questa intervista?

“Mah, sono tranquillo. Nel senso che sto lavorando tantissimo, mi piace una pausa in cui posso parlare del mio lavoro, non mi piace tanto parlare di me perché penso che parlino già gli altri del mio lavoro. Però va bene.”

Ok, magari eviterò delle domande personali. Intanto mi fa molto piacere l’idea di una chiacchierata conviviale. E ti ringrazio per il tempo che ci stai dando a disposizione.

“Ma figurati, di niente.”

Allora, diciamo che mi sono fatta una cultura su di te e ho visto che sei un artista a tutto tondo.

“Sì, perché mangio troppo. Mi piace la musica a 360 gradi, anche sperimentare e fare musica sia per bambini che per adulti. Colonne sonore, sonorizzazioni, sound design, mi piace tutto perché sono anche appassionato di elettronica quindi utilizzo le macchine nuove. Plug in, tre o quattro programmi di sequenze per creare basi musicali e produrre. Sì sono molto appassionato di tutto questo.”

Quindi ti piace sperimentare sia cose nuove che classiche immagino.

“Sono di estrazione classica, ho studiato pianoforte, composizione e derivo dal classico, ma ho sempre simpatizzato per il pop e ho utilizzato i miei studi nella musica leggera.”

Rimanendo su questo tema, come ti è nata la passione per la musica?

“In famiglia, mio papà suonava la chitarra, adesso meno perché ha i suoi annetti, e aveva portato a casa a natale un organetto di quelli elettronici di una volta, tipo anni 80, e io avevo cominciato a suonarlo a orecchio con le canzoni del momento. Mi piacevano i The Communards e tutto quello che era anni 80 con quelle sonorità elettroniche. Mi piaceva anche Battiato con il suo album ‘La voce del padrone’, pioneristico perché si usavano strumenti veri e anche l’utilizzo di sintetizzatori, suoni che ora sono rigenerati dal computer e dai virtuali che li stanno sostituendo gradualmente.”

Quindi hai iniziato da autodidatta?

“Sì, per poi prendere lezioni al conservatorio con il maestro Guido Donati. Ho fatto sette anni ma non ho mai finito, poi mi sono diplomato come ragioniere programmatore e dopo università scienze della programmazione informatica per poi cambiare in lettere a indirizzo musicale.”

Hai unito le tue due passioni fin da subito.”

“Sì, poi ho finito per fare il programmatore con i linguaggi di programmazione e ho dopo ho fatto il dimostratore nello showroom per la Roland, a Torino per tre anni. Dimostravo le tastiere e tutto ciò che era digitale. Appena entrato nello show room mi sono chiuso dentro e i miei non mi hanno visto più. Ci passavo le sere e le notti. Leggevo tantissimo i manuali in inglese.”

E l’ispirazione? Dove la prendi anche quando delle commissioni?

“Ci sono cose a cui ti devi attenere un po’ sulla linea del creativo che ti chiede un brano, ma anche carta bianca sulle ispirazioni che possono venirti. Ad esempio con Antonella Clerici per la sigla di ‘È sempre mezzogiorno’, programma che va in onda tutti i giorni su Rai uno, mi ha fatto degli esempi di musica dal sapore un po’ country che fosse anche pop, per rappresentare il mezzogiorno italiano, e che poi avrebbe dovuto cantare lei, e con queste suggestioni mi è venuta buona la prima. Anche un po’ per sintonia. Con lo Zecchino d’oro invece è stato diverso, altri incontri, altre dinamiche, inizi a scherzare e diventi un po’ bambino, poi si concretizza in un brano.”

Intuisco che la tua ispirazione nasce principalmente dalle persone.”

“Per lavoro sì, ma se riguarda me stesso dipende da come mi sento, se sono estremamente felice o triste o sono colpito da qualcosa, quello che viene.”

Certo, l’artista ci mette sempre del suo!

“Ecco, io la parola artista la uso molto poco, penso che gli artisti veri vengano riconosciuti molto dopo. La parola viene sub usata. L’arte, ti sceglie. La musica ti sceglie. Io sono nato con questa cosa.”

Ho visto che hai fatto certe collaborazioni come consulente per Disney e Melevisione.”

“Sì ho fatto da consulente per tanti anni al Disney Club che è nato a Torino e dopo a Roma, Milano. Poi passato a Disney channel. Alla fine la Disney è stata una grande mamma dal 1996 al 2003 con cui ho lavorato attivamente. Per la Melevisione ho fatto tutte le ambientazioni e i brani del Fantabosco. Era molto divertente e bello trovare ispirazione anche stando dentro al Fantabosco e respirare l’aria delle inquadrature e sono molto amico con Lorenzo Branchetti (in arte Milo Cotogno). Poi ho continuato con il giornale del Fantabosco. Il mio debutto televisivo è stato quindi con la tv dei ragazzi.”

Si vede che ti ci sei trovato molto bene.”

“Ma io sono ancora un bambino.”

A proposito di divertimento, quale è stato l’incarico che ti ha fatto divertire di più?

“Allora, ti devo dire la verità. Lavorando non sempre è facile mettere da parte la serietà, quindi è sempre stato tutto molto impegnativo. Ma scrivere le canzoni per lo Zecchino, che non è proprio un incarico perché non me l’ha chiesto nessuno, ma è la cosa più divertente fare le canzoni per bambini.”

Vado un po’ più sul personale, qual è la canzone che ti dici: ma perché non ci ho pensato io?

“No no. Questa cosa qui fa parte dell’invidia secondo me. Non ho mai invidiato nessuno e sono anzi contento se qualcuno ce la fa ed arriva. Se è fatto da me non è fatto da altri, al massimo gli assomiglia. Non è nella mia natura. Forse su un’artista, avessi incontrato io Tiziano Ferro! O Laura Pausini, invece di altri produttori. Ma sono molto contento di essermi impuntato a chiamare Claudia Lagona (in arte Levante) perché non rispondeva e a farle prendere lezioni di chitarra, oltre al produrla investendo tutte le mie risorse possibili. Quando qualcosa mi piace sono audace.”

Dei progetti futuri che mi dici?

“Prossimo anno si rifà la stagione con Antonella Clerici, quindi il mio progetto è di riposarmi. Ci sono degli artisti giovani che sto seguendo con Steve Luchi con cui spesso produco, quindi c’è fermento, ma tutto in tranquillità.”

Direi che siamo alle ultime domande. Ti chiedo un consiglio ai giovani, anche a quelli che stai seguendo.

“Non smettere mai di credere in qualcosa che hanno dentro. Di continuare a sognare perché questi sogni si realizzano sempre. Il problema è che a volte uno non ci crede abbastanza. Quindi non smettere, avere curiosità e studiare. È importante istruirsi e schermarsi da quello che dicono le persone, che a volte demoliscono.”

Per concludere, chi vorresti ringraziare per tutta la strada che sei riuscito a percorrere?

“Io ringrazio tutti i giorni. Sono molto riconoscente alle persone che mi fanno lavorare e questo lo sanno. È molto importante avere riconoscenza, soprattutto se sei giovane. Ma non mixo mai amicizia e lavoro, li tengo separati. Se divento troppo amico poi me ne vado, perché a risentirne è il lavoro, diventa un’altra cosa.”

Scritto da Jessica Lunedei

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