Caso Chico Forti: si attende il suo ritorno in Italia

Chico Forti, SpyNews.it
Chico Forti

Chico Forti è un ex velista e produttore televisivo italiano, in carcere in Florida da ventun’anni, dovrebbe essere trasferito in Italia. Facciamo il punto della situazione.

Chico Forti è un ex velista e produttore televisivo di origine trentina. Risulta detenuto negli Stati Uniti, condannato all’ergastolo. Il 15 febbraio 1998 venne trovato morto Dale Pike, su una spiaggia di Miami, ammazzato con due colpi di pistola. Chico Forti fu accusato di quell’omicidio, ma si è sempre, fermamente, dichiarato innocente.

Dal 2000, ovvero oltre vent’anni, Chico Forti sta scontando il carcere a vita in un penitenziario di massima sicurezza americano. Potrebbe, però, essere vittima di un errore giudiziario poiché ci sono tanti aspetti non del tutto chiari nella vicenda.

I dubbi sul processo di Chico Forti

Per quel crimine ci sono ancora molti  dubbi sulla condanna. Non ci sarebbe alcun movente, non si è trovata l’arma del delitto, nessun testimone presente e, finanche la prova del Dna sarebbe mancante. Risulta, tuttavia, difficile nel sistema giudiziario americano la riapertura e la revisione caso.

A dicembre il Ministro Di Maio su Twiteer aveva parlato del trasferimento di Chico Forti in Italia

In dicembre 2019 si era, dapprima, diffusa la notizia che, tramite il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Riccardo Fraccaro, il Governo Italiano aveva espresso la volontà di chiedere la grazia per Forti al governatore della Florida.

Il 23 dicembre 2020, il Ministro degli Esteri Luigi Di Maio aveva dichiarato su Twitter: “Chico Forti tornerà in Italia. Grazie a tutta la Farnesina e all’Ambasciatore Varricchio per il grande lavoro diplomatico”.

Chico Forti si trova, però, effettivamente ancora in un carcere statale della Florida, in quanto l’estradizione in Italia prevede un trasferimento in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano.

Per ottenere il trasferimento occorrerebbero i documenti necessari a tal fine, che non sarebbero neppure giunti in Italia. Si tratterebbe di burocrazia, cioè l’ esame del documento che il dipartimento della giustizia americano avrebbe dovuto spedire al ministero della Giustizia. Questo allo scopo di sancire l’accordo sulla commutazione della pena e sul relativo trasferimento.

Per chiarire la questione, la pena a cui è stato condannato Forti, ovvero  l’ergastolo senza condizionale, non configurerebbe nel sistema giurisprudenziale italiano e quindi il destino giudiziario verrebbe deciso dalla magistratura locale sulla base delle nostre leggi. Il Governatore della Florida aveva infatti accolto l’istanza di Chico di avvalersi dei benefici previsti dalla Convenzione di Strasburgo. Chico Forti potrebbe, quindi, essere trasferito in Italia, se solo la burocrazia supportasse l’intento.

Il documento in questione è stato smarrito? La risposta della Farnesina

In riferimento ai dubbi rimbalzati su diverse testate giornalistiche, circa i ritardi dovuti allo smarrimento del documento che consentirebbe il ritorno in Italia di Chico Forti, una nota della Farnesina sul sito del Governo Italiano, del 06/06/2021 chiarirebbe il punto:

Con riferimento ad alcuni articoli comparsi nella giornata odierna su alcune testate nazionali in relazione al caso del trasferimento dagli Stati Uniti all’Italia del connazionale detenuto Enrico Forti, si ritiene utile chiarire che non risulta alcuno «smarrimento» di documentazione”. La nota, proseguirebbe: ”quella relativa al trasferimento in Italia del signor Forti è una procedura complessa che vede coinvolte diverse amministrazioni degli Stati Uniti, in particolare lo Stato della Florida e il Dipartimento della Giustizia federale degli Stati Uniti. Da parte italiana, in questa fase il ministero della Giustizia italiano segue direttamente la fase del trasferimento. Contestualmente l’ambasciata italiana a Washington e la Farnesina seguono gli sviluppi del caso. In particolare il ministro Di Maio ne ha discusso più volte con il segretario di Stato, Antony Blinken. Nel frattempo  lo Stato della Florida ha di recente trasferito il signor Forti in un penitenziario utilizzato per i detenuti in attesa di trasferimento”.

Le parole dello zio Gianni Forti

Gianni Forti, zio dell’imprenditore ha lanciato a riguardo, un appello nel mese di giugno, riportato su diverse testate giornalistiche: “Chico ormai è allo stremo. Sì è vero, è un combattente nato. Ma stavolta è al limite. In questi mesi di pandemia, abbiamo avuto anche problemi a sentirlo con continuità. E’ isolato dal mondo. Poco prima di Natale dell’anno scorso, il ministero degli Esteri aveva annunciato che il trasferimento in Italia ormai era cosa fatta. Bene ad oggi solo silenzio. Questa tragedia familiare, oltre che giudiziaria, non ha fine. A questo punto siamo costretti a chiedere al governo risposte certe. Senza questi documenti Chico non può rientrare. Dall’annuncio del ministro Di Maio sembrava che sarebbero passate poche settimane, lo aspettavamo il 14 febbraio per il compleanno della mamma che ha compiuto 93 anni, poi a Pasqua, infine a maggio. Invece, ancora niente. Siamo fermi al palo“.

L’ultima mail di Chico Forti

L’ultima mail di Chico Forti – continua lo zio – è della settimana scorsa: si trova ancora in un carcere statale della Florida. Per l’estradizione in Italia deve essere prima trasferito in una prigione federale dal Dipartimento di giustizia americano. Se il governo italiano non sollecita gli americani, loro di certo non si fanno prendere dalla fretta. La Farnesina ha fatto il suo lavoro, ora deve farlo il ministero della Giustizia. Se la prima lettera alle autorità americane non ha avuto risposta, spero che la ministra Cartabia ne invii un’altra. Ormai le mail di Chico arrivano a singhiozzo. Nell’ultima, a parte cose personali, ha scritto che ha piena fiducia che le istituzioni italiane accorceranno il più possibile la sua attesa. Ma si capisce che è una situazione atroce“.

Scritto da Olga Labianca

Psicologa in ambito clinico e della salute. Insegnante di sostegno presso scuola primaria. Docente di psicologia generale, psicologia dell'emergenza e sociologia della salute presso Croce Rossa.
Mamma a tempo pieno.

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