Fu Stella, recensione del libro di Matteo Corradini

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Recensione del libro scritto da Matteo Corradini e con le illustrazioni di Vittoria Facchini.

Fu Stella, recensione del libro di Matteo Corradini

L’Armata Rossa il 27 gennaio del 1945 ha reso la libertà ai prigionieri superstiti del campo di sterminio nazista reclusi ad Auschwitz. Da ciò è potuta scaturire la testimonianza del dolore causato senza ragione alcuna, ai danni dell’ essere umano, in quelle pagine nere della storia. Farsi riconoscere in qualità di Ebreo, dal 1941, era divenuto un obbligo per coloro i quali avessero compiuto sei anni di vita, mostrando così la stella ebraica a sei punte (stella di David) di colore giallo, con su riportato chiaramente in nero il termine Ebreo. La stella doveva, inoltre, essere visibile alla sinistra del petto.

Il ricordo della shoah nel presente

Ancora oggi ricordiamo l’abominio accaduto, in occasione della Giornata della Memoria, nelle scuole, nei teatri, nei cinema, con i documentari, ma ci sono anche molti testi a raccontarci. Tutti i linguaggi comunicativi ed espressivi ci aiutano a confrontarci con la memoria di un passato di difficile interpretazione. La memoria arricchisce la vita, aiuta a comprenderne il pieno significato, partendo da ciò che l’uomo ha attraversato, anche se si tratta dell’esperienza più tragica che si sia potuta concepire.

Fu Stella, recensione del libro di Matteo Corradini

L’autore lo fa mostrando anche ai bambini quanto sia fondamentale il valore della vita umana. Un libro, questo, dedicato ai bambini ci narra proprio di questo periodo, con un linguaggio in rima, con disegni semplici ma ricchi delle emozioni che i volti tradiscono, rappresentando quasi delle fotografie di quegli sguardi.

“Nel buio del cielo fu Stella a parlare:

Ben prima dell’ alba quando svanirò

avrei qualche storia da farvi ascoltare

di quelle accadute e di quelle che so.

Ben prima del giorno, dell’alba ben prima

se non vi dispiace ve le dirò in rima.”

Riflettere sul valore che la Memoria può produrre, non già come una semplice narrazione ma come immedesimazione da parte di persone che si misurano con quelle sensazioni provate, con quei vissuti, con quelle ingiustizie perpetrate senza alcun rispetto per la vita è un dovere. E’ un dovere anche trasmettere alle giovanissime generazioni che guerre, stermini o genocidi rappresentano solo errori, gravissimi sbagli che non andranno mai ripetuti.

Scritto da Olga Labianca

Psicologa in ambito clinico e della salute. Insegnante di sostegno presso scuola primaria. Docente di psicologia generale, psicologia dell'emergenza e sociologia della salute presso Croce Rossa.
Mamma a tempo pieno.

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