Una speranza di rallentare il decorso della malattia di Alzheimer arriva dall’ America

Alzheimer, SpyNews.it

Una nuova speranza di rallentare il decorso della malattia di Alzheimer proviene dall’America. Capiamo di che si tratta.

La Food and Drug Administration (“Agenzia per gli alimenti e i medicinali“), ente governativo statunitense, ci porta delle interessanti novità. L’ente che si occupa della regolamentazione dei prodotti alimentari e farmaceutici degli Stati Uniti d’ America, crede nelle potenzialità di un nuovo farmaco. Su Twitter il virologo Roberto Burioni alcuni giorni fa, affermava: “Oggi è una giornata storica. Approvato da FDA il primo farmaco efficace contro il morbo di Alzheimer“.

Il farmaco che gli Stati Uniti approvano

Gli Stati Uniti hanno approvato l’ Aduhelm (aducanumab). Tante strade sono state intraprese, negli ultimi vent’anni, per la lotta alla malattia Alzheimer. La terapia messa a punto da Biogen potrebbe essere un grande passo in avanti ma è stato richiesto un nuovo test clinico per confermarne l’effetto benefico.

Le cause che determinano l’ Alzheimer

La malattia di Alzheimer ha tratti in comune con la demenza senile e colpisce persone con più di 60 anni ma anche di 40 o 50 anni, se precoce. Le persone maggiormente affette dal morbo, si collocano in una fascia d’ età che va dagli 80 anni in poi. I sintomi si manifestano in una progressiva perdita della memoria, associata ad un disturbo cognitivo. Inoltre si verificherebbe la perdita del linguaggio, ed anche la compromissione delle capacità esecutive e del pensiero critico e astratto.

Una perdita di connessione tra i neuroni, sarebbe una delle cause scatenanti, per via del depositarsi della proteina beta-amiloide, intorno agli stessi. Tali aggregati proteici di beta-amiloide e gli ammassi di proteina tau, secondo alcuni studiosi, potrebbero interferire con la normale trasmissione nervosa tra neuroni e provocare la morte delle cellule nervose.

Le perplessità circa l’efficacia

L’Aduhelm sarebbe il primo farmaco ad intervenire in modo diretto sui meccanismi fisiologici dell’insorgere della malattia, ovvero nella formazione di placche betamiloidi sul cervello. Non si tratterebbe di una cura perché non impedisce la progressione della malattia, ma potrebbe favorire un rallentamento del declino cognitivo.

Alcuni medici e ricercatori sarebbero più cauti a riguardo, però. La terapia, che consiste in iniezioni mensili, non è stata sperimentata su pazienti con sindrome ad uno stato avanzato. La stessa Fda avverte che i dati forniti da Biogen siano estremamente complessi e lascerebbero dubbi residui sui benefici clinici. La FDA avrebbe infatti chiesto alla casa farmaceutica di condurre un nuovo studio per valutare l’effetto benefico del farmaco. In caso contrario la FDA potrebbe ritirare l’approvazione.

Scritto da Olga Labianca

Psicologa in ambito clinico e della salute. Insegnante di sostegno presso scuola primaria. Docente di psicologia generale, psicologia dell'emergenza e sociologia della salute presso Croce Rossa.
Mamma a tempo pieno.

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